Montagna assassina-La storia di Toni Kurz

L’Eiger,una montagna accoccolata tra le Alpi bernesi. Uno scenario d’incanto. Non particolarmente alta,il suo apice é situato a 3970 metri sul livello del mare. Come tutte le cose incantevoli,l’Eiger nasconde il suo lato mostruoso che in questo caso si identifica con la sua parete Nord. A tutt’oggi,quel tratto da scalare viene ritenuto uno degli scenari più pericolosi e da incubo che un uomo possa affrontare.

La nostra storia risale al 1936 quando quattro ragazzi decidono di scalare la parete nord dell’Eiger,ai tempi ancora inviolata e ritenuta impossibile per chiunque. Due tedeschi,Toni Kurz ed Andreas Hinterstoisser,e due austriaci,Edi Rainer e Willy Angerer. I due teutonici erano molto famosi nell’ambiente dell’alpinismo avendo aperto vie su varie montagne classificate di grado di difficoltà 6(negli anni’70,le stesse vie sarebbero state classificate di grado 7).

Con tutti i rischi che comportava tale impresa(il comitato alpino svizzero aveva un comunicato ufficiale che diceva ai soccorritori di non sentirsi assolutamente in dovere di soccorrere chi si fosse trovato in difficoltà su tale parete)il 18 luglio i due tedeschi partirono all’attacco ritrovandosi con i due austriaci alla grotta del bivacco,punto prestabilito per unirsi. A questo punto,gli alpinisti decisero di seguire una via mai tracciata ed attaccarono la parete andando verso destra per arrivare ad un nevaio. La parete,liscia e completamente a strapiombo,fu attraversata per primo da Hinterstoisser con l’ausilio di una corda orizzontale,tenuta in tensione dagli altri del gruppo. Arrivato dall’altra parte e fissato il secondo chiodo per la corda,anche gli altri tre poterono attraversare. L’impresa fu epica:ancora adesso,quel tratto di montagna ha una corda fissa lasciata lì ed anche gli alpinisti più esperti fanno un’enorme fatica a percorrerla. Sta di fatto che,superato quel primo ostacolo,la corda fu ritirata precludendo già così ai quattro la via a ritroso.

Arrivati sotto al primo nevaio,si apprestarono a salire il pendio che li avrebbe portati più sopra. Ma a quell’ora del pomeriggio,il sole picchiava sull’Eiger proprio in quel punto,sciogliendo il ghiaccio e facendo precipitare verso il basso una pioggia di sassi ,prima intrappolati,a grande velocità. I tedeschi salirono incolumi ma mentre Angerer faceva lo stesso,un grosso sasso lo colpì violentemente alla testa(a quel tempo i caschetti di protezione non si sapeva neanche cosa fossero). Aiutato da Rainer a salire e raggiunti gli altri,si prepararono per la notte e curarono come meglio poterono la ferita alla testa dell’austriaco. Dopo essersi mossi lentamente e con molta fatica il giorno seguente,decisero di terminare la scalata a causa delle condizioni di Angerer che causa la ferita subita non era in grado di continuare.

Il 20 luglio,la cordata iniziò le operazioni di discesa. Arrivati al traverso impossibile,Hinterstoisser cercò di ripetere le operazioni di due giorni prima numerose volte ma senza successo. I quattro erano bloccati. L’unico modo per togliersi dall’empasse era scendere in verticale verso l’apertura sottostante che da sul tunnel ferroviario che attraversa l’Eiger. Il problema é che la zona da percorrere così,oltre ad essere completamente a strapiombo,é battuta da violenti agenti atmosferici che creano una pioggia ininterrotta di sassi e frequenti valanghe.

A quel punto,con un sistema di doppie corde,i quattro si preparano a scendere. Hinterstoisser andò per primo e slegato dagli altri tre per fissare alla montagna i chiodi che mano a mano sarebbero serviti anche agli altri. Il tempo continuava a peggiorare e,ad un certo punto della discesa,vennero investiti da una valanga. Hinterstoisser venne travolto e trascinato chissà dove,precipitando nel vuoto. Gli altri tre,legati tra loro,non riuscirono a tenersi e quando vennero investiti vennero trascinati via.

Il chiodo a cui erano fissati tenne la corda e così lo scenario che si prospettò fu devastante: Kurz e e Angerer precipitarono verso il basso mentre Rainer venne trascinato a monte verso il chiodo dal peso degli altri due. Angerer,che era più sotto,sbattè contro la montagna e morì sul colpo;Rainer venne schiacciato dal peso degli altri contro la montagna e morì soffocato nel giro di pochi minuti;Kurz era vivo,sospeso nel vuoto con a monte e a valle della corda i due amici deceduti. Questo accadeva il 21 luglio.

Kurz iniziò ad invocare aiuto e,sentito dal guardiano della ferrovia,venne raggiunto tramite il passaggio da una squadra di soccorsi che era distante da lui circa 100 metri più in basso. Il tempo avverso ed il ghiaccio che ricopriva lo strapiombo liscio impedirono le operazioni di soccorso in quel momento. Tutto sarebbe stato rinviato al giorno seguentee Kurz dovette passare la notte appeso nel vuoto in attesa dell’indomani.

La squadra di soccorso tornò il giorno dopo riuscendo a raggiungere un punto vicinissimo allo scalatore a circa 40 metri. Ma era impossibile raggiungerlo:il punto non era assolutamente scalabile. Si stupirono nel vedere Kurz ancora vivo. L’unico modo per salvarsi che aveva lo sfortunato ragazzo,era raggiungere gli uomini giunti per salvarlo al loro livello. Ma c’era un problema grosso:Kurz non aveva abbastanza corda. Doveva quindi per prima cosa tagliare la corda che teneva ancora legato il suo compagno sottostante oramai morto  e risalire verso l’alto dove l’altro corpo giaceva deceduto per poi calare la corda recuperata verso i soccorritori di modo che gliene potessero fornire una abbastanza lunga per arrivare ad essere afferrato in condizioni di sicurezza. Fu un’operazione penosa aggravata dal fatto che Kurz nella caduta aveva perso il guanto sinistro e che la notte passata al gelo gli aveva così sompletamente assiderato il braccio sinistro. Nonostante tutto,il tedesco arrivò al terrazzino per liberare la corda che si rivelò purtroppo troppo corta. A questo punto,con un mano completamente assiderata,con i denti e con l’altra mano,in cinque ore sfilò l’intera corda in tre trefoli e,legandoli,riuscì a calarla fino alla squadra di soccorso. A quel punto,il team poté mandargli la corda che lo avrebbe condotto verso la salvezza. Si dovettero però annodare insieme due corde dopo che la prima si era rivelata troppo corta.

A quel punto,Kurz iniziò una discesa ad una lentezza incredibile,facendo passare la corda in un moschettone legato ad un cordino intorno alla vita che reggeva il peso dell’alpinista e gli permetteva di essere sicuro. Mentre con cannocchiali e binocoli molte persone cercavano di seguire la discesa con il fiato sospeso,il tedesco superò il terrazzino ed ancora una volta,si ritrovò sospeso nello strapiombo che questa volta lo avrebbe condotto verso la salvezza.

Arrivato a pochi metri dal punto in cui poteva esserre afferrato,si accorse però che il nodo che univa le due corde non passava dal moschettone. Lottando con le ultime forze rimastegli ed incitato continuamente dalla squadra di soccorso,Kurz cercò in tutti i modi di far passare quel maledetto nodo nel moschettone senza ottenere risultati. Ad un certo punto,i soccorritori lo sentirono dire distintamente:”Non ne posso più”. Nei minuti che seguirono,si afflosciò sulla corda lasciandosi andare e morì a 23 anni dopo aver lottato contro ogni limite umano per salvarsi,a pochi metri dalla vita.

Il corpo degli altri fu recuperato solo successivamente. Hinterstoisser fu ritrovato dopo numerose ricerche ai piedi della parete nord.

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9 pensieri su “Montagna assassina-La storia di Toni Kurz

  1. Il bello è che i soccorritori avevano una corda da 60 metri con loro, ma, nella scalata dalla finestra della ferrovia al terrazzino della salvezza, si narra che Hans Schlunegger la perse poiché invece che infilarla nello zaino era solito portarla tra la schiena e lo zaino stesso…pazzesco…

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