30 anni fa…Alfredino

1981,13 giugno:esattamente 30 anni fa passeggiando a quest’ora esatta,le 2 e 44 del mattino in qualsiasi paese o città italiane,si sarebbero viste insolitamente accese molte luci negli appartamenti o brillare i riflessi delle televisioni nonostante la tarda ora.Quel giorno era sabato,un sabato mattina appena iniziato,per molti ultimo giorno di lavoro prima del sospirato riposo domenicale.Eppure tutte quelle luci provenienti dalle case,tantissime persone sveglie a quell’ora nonostante un giorno lavorativo le attendesse.Col fiato sospeso,il cuore in gola e gli occhi fissi sugli schermi.

Due giorni prima,Alfredo Rampi,un bambino di sei anni era precipitato in un pozzo artesiano in una frazione di Frascati,in via Vermicino.La Rai da ore e ore,con una telecamera fissa,trasmetteva il tentativo di salvataggio del povero bambino,aggiornando sulla situazione in tempo reale.

Alfredino sparì da Vermicino alle 19.30.Il padre,al rientro a  casa,non trovandolo,iniziò a cercare aiutato da alcuni volontari.Alle 21.30 i genitori non trovando il figlio chiamarono la Polizia per dichiararne la scomparsa.Verso le 24.00,un poliziotto impegnato nelle ricerche sente parlare di un pozzo artesiano costruito nelle vicinanze e decide di andare a controllare.Tutti gli dicono che é inutile perché il pozzo é coperto da una pesante lastra di metallo con due sassi posti sopra per impedirne l’apertura.Giorgio Serranti,brigadiere,comunque va a controllare.Rimossa la protezione,infila la testa nel buco largo 30 centimetri per qualche tempo e ad un tratto sente distintamente la parola “Mamma”.Il bambino era nel pozzo,profondo 80 metri.

Viene calata una lampada ma nessuno vede nulla,solo buio.Alfredino si trova a 36 metri di profondità.Si organizzano i soccorsi con i vigili del fuoco.Viene in mente di mandare giù una tavoletta di legno legata ad una corda,di modo che il piccolo ci si possa aggrappare e lo si possa portare fuori.La tavoletta però si incastra e nel tentativo di estrarla per ricalarla torna su solo la corda.Ora,sopra Alfredino,un pezzo di legno ostruisce la via verso l’aria e la possibilità di calare alimenti o acqua.Si cerca febbrilmente qualcuno piccolo e magro che riesca a calarsi in quel cunicolo.Si pensa ad un nano ma alle 5 si offre Tullio Bernabei,speleologo del soccorso alpino.Legato alle corde viene calato a testa in giù.Nulla da fare:dopo venti metri di discesa si fa ricondurre in superficie:il passaggio é troppo stretto.

Con le prime luci del mattino e la notizia che si é sparsa giungono sul posto moltissimi curiosi.I pompieri non fanno transennare la zona ed una ditta presta una trivella di modo che si riesca a scavare un tunnel parallelo al pozzo dove possano scendere i soccoritori.Il piano é poi di scavare un tunnel parallelo e sbucare sopra  Alfredino per afferrarlo e portarlo in salvo.Non viene consultato alcun esperto o geologo per supervisionare l’operazione.Dopo due ore la macchina che scava si blocca:tufo granitico.Quel tipo di trivella non é in grado in alcun modo di perforarlo.Una ditta specializzata ne presta una più potente senza domandare nessun compenso.Dopo averla montata,la perforatrice inizia il suo lavoro.Il luogo viene affollato da moltissima gente accorsa dopo avere visto la notizia in televisione.

Alfredino é in comunicazione con i genitori ed i soccorritori tramite un microfono calato nel pozzo,grazie al quale può rispondere alle frasi che gli vengono dette all’imboccatura col megafono o gridando.Alle 20 i medici calano una fiala di acqua e zucchero di modo che il bambino possa nutrirsi.La geosonda continua a scavare ma lo strato di granito resiste oltremodo e sembra non ci sia verso di procederepiù in fretta.Così alle 23 Isidoro Mirabella,un manovale,si offre per essere calato nel pozzo almeno per rimuovere la tavoletta.E’ molto esile,ancora più di Bernabei,ma anche lui non ce la fa.

Alle 9 del mattino,con i medici preoccupati per la sorte del bambino intrappolato da 33 ore nel pozzo ma che continua ed ha continuato a parlare con i suoi interlocutori,il granito viene finalmente sfondato e si apre una breccia.Alle 11 i vigli del fuoco si preparano a scendere per scavare la galleria di collegamento.Si alternano in cinque e con un martello pneumatico scavano il tunnel che permetterà di afferrare Alfredino.Gli ultimi metri vengono scavati a mano per evitare detriti pericolosi da Beppe De Santis.In superficie,intanto,é giunto inaspettatamente il presidente Sandro Pertini che parla con Alfredo,lo ascolta e promette di non andarsene fino a salvataggio compiuto.Dalle 13 la Rai trasmette in diretta non stop a reti unificate tutti gli eventi.Gli italiani iniziano ad incollarsi alle loro tv.

De Santis finalmente sfonda lo strato di terreno che lo separa dal pozzo e dal bambino.Si affaccia e chiama Alfredino:”Mi senti?”.Alfredino risponde:”Si,sei sopra di me”.A quel punto il vigile del fuoco cala una lampada per individuarlo ma vede solo il cunicolo e nient’altro.Uno speleologo scende al posto suo per fare una perquisizione più accurata.Risale con un’agghiacciante notizia:probabilmente nello scavare il tunnel parallelo la sonda ha smosso il terreno e Alfredino é precipitato ancora più in basso.Ora si trova a 60 metri di profondità.Si cerca di capire come agire e alle 22.00 uno speleologo viene calato dal tunnel di raccordo ma non ce la fa.Si offre Angelo Licheri,incredibilmente magro e piccolo.

Licheri viene calato a testa in giù dal tunnel parallelo.Riesce a raggiungere Alfredino,lo tocca,cerca di legarlo per condurlo fuori.Il bambino é stremato ma reagisce ;e’ coperto di fango e continua a scivolare a Licheri.Dopo 45 minuti a testa in giù il volontario non ce la fa più e viene fatto risalire.Riporta ferite fino allo strato delle ossa.Alle 6 Donato Caruso,speleologo anche lui incredibilmente magro e piccolo,si offre per scendere.Anche lui arriva a toccare Alfredino,cerca di mettergli le manette che si é portato per agganciare il piccolo che però scivola ed é inerte.Nell’ultimo tentativo il fango che ricopre il bambino scivolando lo trascina ancora più in basso.Caruso risale descrivendo ai soccorritori la posizione di Alfredino con la testa reclinata,inerte e ormai freddo.Si spengono le ormai flebili speranze di salvarlo.Si calano altri speleologi ma nessuno riesce nel tentativo.I medici presenti sul luogo affermano che ormai,alle 12 del 21 giugno,dopo tre giorni,é impossibile che il bambino sia ancora vivo.Nessuno si cala più per salvarlo.

Si decide di calare una telecamera che arriva vicinissima e mostra Alfredino nella posizione descritta da Caruso coperto di fango.In seguito viene calato uno stetoscopio apposito che possa misurare le funzioni vitali del bambino.A quel punto Alfredino viene dichiarato morto.

Viene immesso azoto liquido nel pozzo per permettere il recupero del bimbo.50 minatori di Gavorrano lo estraggono nel ghiaccio l’11 luglio.Il 15 si svolgono i funerali a Roma.

Le polemiche intorno al caso non si fermarono.Ancora oggi si guarda alla diretta televisiva come la nascita inconsapevole dei reality show,con un’intera nazione incollata per ore ed ore a seguire un evento tragico e doloroso,i dubbi se i giornalisti che lo seguirono e commentarono lo fecero per dovere di cronaca o per aumentare gli ascolti.Ancora oggi vige un veto della magistratura a chiunque di diffondere le immagini contenenti le registrazioni del piccolo Alfredo che piange e dei suoi lamenti.Si unirono poi le polemiche sui soccorsi inadeguati,raffazzonati e diretti male.Vennero rifutate le consulenze di speleologi,non venne interpellato nessun geologo per capire la composizione del terreno e i rischi che potevano esserci,la zona non fu transennata permettendo a chiunque di avvicinarsi all’imbocco del pozzo.Fu così che Pertini sblocco’ una proposta di legge che giaceva ferma dal 1970 e permise finalmente la nascita vera della Protezione Civile in Italia.

Ci fu anche un processo negli anni a seguire non solo per stabilire la responsabilità dell’accaduto ma soprattuto per capirne la dinamica.La procura aprì un’inchiesta che finì in archiviazione ipotizzando che la tragedia in realtà fosse dolosa.Dalle foto del cadavere di Alfredo emersero delle incongruenze.Il piccolo aveva intorno a sé un’imbracatura.Licheri disse di avergliela sistemata nel tentativo di soccorso ma le immagini televisive e fotogtrafiche mostravano che era sceso senza nulla a parte una corda.Altri soccorritori affermarono di non avergliela assolutamente passata.Inoltre Alfredino presentava una ferita in testa e dalle registrazioni si sentiva chiaramente il bambino rispondere ai soccorritori a frasi del tipo “stiamo venendo a salvarti” con “basta che buttiate giù la porta”.E poi come aveva fatto il bambino a sollevare la lastra di ferro con i due sassi sopra?E perché si trovava come seduto,con le gambe reclinate e un braccio sopra la testa?Cosa più sospetta di tutte a nessuno nel corso di quei 3 giorni venne in mente di chiedere al piccolo Alfredo come avesse fatto a precipitare lì dentro.Tutto questo portò la magistratura ad ipotizzare che il bambino fosse stato calato volontariamente in quel budello.Le incongruenze dei testimoni portarono,come detto,all’archiviazione del caso.

Ora il luogo della tragedia é abbandonato e invaso dalle sterpaglie.Solo un tubo di metallo rosso,quello che chiude per sempre il pozzo,sbuca dal terreno.

Polemiche a non finire,mistero o no,30 anni fa,Alfredo scompariva in fondo al buio di un pozzo.

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Un pensiero su “30 anni fa…Alfredino

  1. nell’81 avevo 8 anni ricordo tutto e ancora provo angoscia e dolore per la terribile tragedia di Alfredo. Mauro C.

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