De genealogia

Vuoi tu vedermi, amico, molto orgogliosa

Di non essere scaltra romena, né zingara rumorosa,

Né armena, né curda, né serba

E né russa, lettone o greca, ma moldava?

Sai cosa ti dico: Io mi sento molto romena.

Il romeno è la mia lingua, la vergogna, le tante pene,

La speranza, la nostalgia e il sangue nelle vene.

Mio padre è un vero russo, io lo amo e non mi pento,

Ogni agosto per rivederlo mi trasformo in zingara vera,

Così porto la mia casa dall’Italia in Moldova,

Poi ritorno dalla mia Patria, ch’oggi sembra il forno d’Europa.

E mi sento anche tedesca, italiana e schiava nera,

Ed ebrea, latina e greca e Regina d’Inghilterra

Qualche volta orgogliosa, ma mi pento da cristiana umile

E mi sento come un ospite in qualunque luogo e terra.

 

(Tatiana Ciobanu)

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Tre poesie di Valentino Ronchi

Un’acquata improvvisa sul corso, tutti

correvano e noi siamo entrati in un bar

e da lì si vedevano i vasi dei fiori rotolare

sulla strada in discesa. La greca nostra bella

faceva una faccia per dire “che acqua”.

Il temporale che arriva di giorno vuol

dire che comincia a guastarsi l’estate.

Spiovuto, siamo andati a casa di Ettore,

salendo la salita del Duomo, che ci ha dato

dei vestiti suoi per cambiarci. – Che maglia

m’hai dato? – diceva Pietro – Pare dell’Ascoli –.

In effetti era bianca e nera, Continua a leggere…

Roger Hodgson,Milano teatro Smeraldo,11-06-2012

Finalmente dopo anni di assenza torna in Italia Roger Hodgson,poliedrico musicista e voce dei Supertramp ed autore di alcuni pezzi del gruppo che hanno fatto la storia del rock e sono ormai entrati nella leggenda.

Lo fa da solista con la sua band(ha sempre rifiutato di riunirsi ai suoi ex compagni dei Supertramp e continua a mantenere questa scelta con molta coerenza)presentandosi sul palco di un teatro Smeraldo Continua a leggere…

Burano

La macchina, una mini morris con targa inglese, si fermò davanti alla villa, dall’altro lato della strada. La donna che era al volante attese che un piccolo furgone la superasse, poi voltò a sinistra verso il cancello d’accesso al cortile. Si fermò sotto l’albero che fiancheggiava il pilastro di destra e spense il motore. Sul pilastro di sinistra erano appesi due cartelloni, di cui uno ricco di immagini a colori. Il primo indicava che il luogo era la sede dell’oasi del WWF del lago di Burano e indicava tutto quello che era lecito e quello che non era lecito fare in quel luogo; il secondo mostrava in fotografia alcuni aspetti faunistici della riserva e dichiarava che era visitabile dal 1° di settembre al 30 di aprile. Poiché era il quindici di giugno ed erano le tre del pomeriggio il cortile era vuoto e non si udivano voci di sorta. La donna, di statura media e scura di capelli, indossava uno chemisier colorato e senza maniche e portava un cappello a falda larga con un piccolo grappolo di ciliegie trattenute da uno spillone di madreperla. Scese morbidamente dalla macchina e i sandali d’argento con la suola alta rivelarono un piede solido e ben fatto. L’abito si aprì per un attimo sino all’inguine rivelando che sotto indossava un costume da bagno grigio argento. Le gambe erano poco abbronzate ma ben tornite e sorreggevano un bacino dall’aspetto solido su cui poggiava un busto portato con orgoglio. Il cappello le nascondeva buona parte del viso e solo chi le fosse stato accanto mentre sembrava leggere attentamente le indicazioni del cartello si sarebbe potuto accorgere che gli occhi, bruni e vivi, scrutavano invece attentamente il cortile per valutare la situazione. Continua a leggere…