Ma io merito quella fiducia affascinante?

Ma io merito quella fiducia affascinante?

Lei mi giudica l’uomo migliore del mondo.

Le è impossibile non fare su di me affidamento costante,

le urge dagli occhi chiari

la brama di considerarmi il suo tesoruccio.Continua a leggere…

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Infanzia e poesia

Immaginiamo un bambino del dopoguerra che giuoca in uno spiazzo sterrato e desolato, circondato da edifici sventrati e cadenti. Questi segni gli parlano di una guerra che non ha conosciuto e i suoi occhi guardano verso il cielo nello spasimo di amarne la trasparenza. Sarà così per sempre, come lo è stato per me: abitare le tracce di un ignoto disastro e offrire ogni cosa ad una vertigine vuota e distante. Così il sogno della poesia. Un atto di fedeltà ad un Angelo bruciato e la fedeltà altrettanto rigorosa a una terra desolata e secca. Il bambino è cresciuto, le macerie della sua infanzia sono ancora lì, cifre di un conflitto che il mito può illuminare ma non redimere. Allora il mito non può che essere debole, come la montaliana “creatura di un attimo” che la poesia lascia intravedere, angelica sembianza di una salvezza che è sempre a-venire. Ecco, le ragioni della poesia si riducono a questa adesione alle cose morte e scheletrite, un atto d’amore pietoso che può almeno confortarle con la luce del mito, della sua mitezza.Continua a leggere…

Le bombe d’acqua non esistono

genova-Le bombe d’acqua non esistono. O per lo meno, esistono in natura. Ma mi sono rotto le palle all’ennesima potenza di sentire questa parola in bocca a politici che la usano per giustificare i disastri. Genova é sempre nello stesso stato, ed anche la Liguria. Ma con che coraggio le istituzioni (sindaci e regione, e non parlo solo di quello attuale) si fanno scudo ogni volta dietro i mancati preavvisi e la famosa bomba d’acqua?

Cosa hanno fatto Continua a leggere…

Perché ricordarmi di voi?

Perché ricordarmi di voi?

Che cosa mi avete fatto?

Mi avete soltanto urtata,

gettata a terra, accecata,

e io, quando mi staccai

dalla mia casa, vedevo il cielo.

 

Mandatemi vicino un cane

che mi lecchi le piaghe;

ma no! e neppure un uccello,

e neppure toccatemi

con un filo d’erba,

che soffrirei atrocemente.

 

Allontanate il cielo,

la campagna, le strade,

le voci, i nomi, la vita

così grave, così grave.

 

(Anna Maria Ortese)