Carpi in serie A

carpiSono contento. Contentissimo. Per vari motivi. Mi sono sempre piaciute fin da piccolo le microscopiche realtà che approdano alle serie maggiori. E perché, nonostante la mia età adulta, come si suol dire, faccio ancora il Calciatori Panini, il mitico album di figurine che spero non muoia mai sotterrato da questa inutile era tecnologica.

Il Carpi in serie A sembra riportare il calcio italiano in una dimensione di favola, dove piccole e microscopiche realtàContinua a leggere…

Una richiesta

Quando gli chiesi
perché avesse lodato le sue poesie
benché non ne fossero degne
mi spaventai della mia protervia
Avrebbe potuto arrabbiarsi, rispondere aspramente
perché chi ha il diritto di giudicare i giudizi del migliore?

Ma lui sembrò solo intristirsi un poco
e rispose con inattesa dolcezza:
“Sai, io gli voglio così bene”.

Era la risposta meno prevedibile
Mi ricordai allora la foto di loro due
sullo sfondo delle piante folte dell’altana
vicino al tavolo non ancora sparecchiato
le parole come ancore sospese sulle labbra.

E anche se rimango della mia opinione
senza entrare in alcuna intimità con la poesia
ho capito che il nostro giudizio solo per un attimo
può godere della considerazione dell’amicizia
e non sempre il primo posto
lo deve avere l’intransigenza.

 

(Julia Hartwig)

Non va via nessun altro

Se sapeste cosa si prova… vi passerebbe la voglia,
sì… vi passerebbe la voglia,

di rinascere poeti.
E se qualcuno vi dirà che un poeta può essere felice…
Be’, allora… sappiate che mente… sappiate che mente.
Perché sulla pelle del poeta il vento non scivola ma stride,
sugli occhi del poeta il sole non scalda ma brucia.

I poeti tremano ogni volta che depistano in cassaforte un briciolo di speranza,
i poeti piangono ogni volta che l’ultimo avvenire sembra non essere poi così lontano,

i poeti muoiono ogni volta che muore qualcuno
ma quando sono loro ad andarsene via…
non va via nessun altro… non va via nessun altro.

 

(Donato Ariu)

Le mois d’avril

Appena usciti dalla metro, sulla destra,
troverete una via molto frequentata.
Non spaventatevi se sul principio vi aspetta
un grande arco in ferro battuto. Attraversatelo:
è porta d’accesso d’un luogo incantato: rue Montorgueil.

Simile allo scorrere dell’acqua di un ruscello,
qui passeggiare è fare delle carezze
leggere, col sorriso, sui visi della gente:
un cenno, uno sguardo, e via felicemente
ebbri di tanta luce, di tante bellezze.

Qui, come sulla una tela di un pittore
tra gli animati fiori e i vivaci colori,
bianche splendono le tante camicette
che coprono a stento i seni delicati
di dolci cameriere, snelle e giovinette.

E poi le carni, i pesci, i frutti ammassati,
passare davanti ai bistrò affollati,
spiare velocemente dentro l’Escargot,
per arrivare, superata la facciata du Rocher,
finalmente, alla boulangerie Stohrer:

“Bonjour Madame, vorrei un palmier”
dissi quel giorno in un francese un po’ mattutino,
e come cantando, la signora si rivolse a me
e disse: “Ma certo, il suo solito palmier, Monsieur.
La farà contenta, il nostro è il migliore di Sentier!”

Chiuse per bene il pacchettino, io feci per pagare,
ma prima che potessi salutare, incuriosita domandò:
“Mi dica Monsieur, lei è un dottore, un avvocato?”
“Lei è troppo gentile Madame, ma no; sono solo
un ragazzo un po’ romantico e scapestrato”

Sorpresa, rise divertita, in maniera fragorosa,
“Sa, lei è sempre così elegante, non si direbbe”.
Sorrisi, e siccome già in strada, di corsa che ero uscito,
salutai, attraverso la vetrina, come una di quelle dive
in bianco e nero: con un bacio ed un soffio sulla mano.

Spedito nella mia corsa, per caso vidi uscire
dalla porta del fioraio un ragazzo. E in mano
portava l’arancione acceso di un grande tulipano.
“Ma è lui, il ragazzo di fronte! È lui che ogni sera
alle otto, da un mese oramai, suona il violino sul tetto!”

Ma ecco il mio portone, dopo una piccola svolta
in una via più stretta. Entrai, e di colpo a quell’odore
così dolce e familiare, felice mi abbandonai. Le scale!
Sono sette i piani e senza ascensore! È un vecchio palazzo,
ma che importa!, Hup! Hup! Dai, che sei ancora un ragazzo!

Le scale: ed uno due tre quattro cinque sei sette!
Fatte! D’un tratto la porta si aprì, mi aveva sentito:
il suo viso, il corto caschetto, il sorriso.
Oh! Amore! Non ricordo bacio più bello
di quello: quel bacio che coprì il mio affanno!

Fu così che in rue Montorgueil nacque un amore.
Un amore che ha di quei giorni il colore,
di un bellissimo aprile francese il calore,
e delle sue labbra il sapore.

Come sulla tela di un pittore.

 

(Antonio Carnevale)

Semplicità

Si apre il cancello del giardino

con la docilità della pagina

che una frequente devozione interroga

e all’interno gli sguardi

non devono fissarsi negli oggetti

che già stanno interamente nella memoria.

Conosco le abitudini e le anime

e quel dialetto di allusioni

che ogni gruppo umano va ordendo.

Non ho bisogno di parlare

né di mentire privilegi;

bene mi conoscono quelli che mi attorniano,

bene sanno le mie ansie e le mie debolezze.

Ciò è raggiungere il più alto,

quello che forse ci darà il Cielo:

non ammirazioni né vittorie

ma semplicemente essere ammessi

come parte di una Realtà innegabile,

come le pietre e gli alberi.

 

(Jorge Luis Borges)