I goliardi delle serali…

I goliardi delle serali in questa nebbia

hanno voglia di scherzare: non è ancora mezzanotte

e sono appena usciti da scuola

“Le cose nuove e belle

che ho appreso quest’anno” è l’ultimo tema da fare,

ma loro non si danno pensiero, vogliono sempre scherzare.

 

Perché il vigile non interviene, che cosa ci sta a fare?

 

È vero però che le voci son fioche e diverse, querule anche nel riso,

o gravi, o incerte, in formazione e in trasformazione,

disparate, discordi, in stridente contrasto accomunate

senza ragione senza necessità senza giustificazione,

ma come per il buio e il neon è la nebbia che abbraccia affratella assorbe inghiotte

e fa il minestrone,

e loro ci sguazzano dentro, sguaiati e contenti

– io attesto il miglior portamento dei due allievi sergenti,

il calvo in ispecie, che se capisce poco ha una forza di volontà

militare, e forse ha già preso il filobus.

 

Quanta pienezza di vita e ricchezza di esperienze!

di giorno il lavoro, la scuola di sera, di notte schiamazzi

(chi sa due lingue vive due vite)

di giorno il lavoro la scuola di sera, – non tutti la notte però fanno i compiti

e non imparano le poesie a memoria, di notte preferiscono fare schiamazzi,

nascondere il righello a una compagna

e non fanno i compiti

– ma non c’è nessuno che bigi la scuola

sono avari

tutti avari di già, e sanno che costa denari denari.

 

(Elio Pagliarani)

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Le ultime luci

Tramontato è il sole, e la luna
dai tuoi capelli eclissata
sfrangia le ultime luci
che discendono in acqua.

Dovrò chiudere gli occhi
per non guardare spogliarsi
svolgersi a corolla
impolverarsi d’azzurro
l’anima mia, dentro i tuoi
che hanno suoni d’aurore
ultraterrene.

Mi pento
d’essere cresciuto.

 

(Ennio De Santis)

Ggiuvannineddu ’u foddi

Ggiuvannineddu ’u foddi

sciurbava nno jardinu.

Cc’era macchia rommariu,

cìparu, sinacciola. Rava sutta

l’aranci, ’i pirittuna…

Zzappava e chiacchiariava

sulu, ri cosi r’iddu.

 

Stesi tutta ’a matina

a sèntilu, gnuniatu

rarrè ru muru, allatu ô ’na truffazza

ri càssia.

 

A mezziornu pusau

’a zzappa e s’assittau.

“Stu pani” accuminciau

a ddiri “è comu un pisci,

e sta bbuccetta comu

fìscina”. E ddoppu: “St’acqua

è vvermu tagghiarinu…

E sugnu foddi, foddi,

’u capisti Ninuzzu,

sugnu un foddi” si misi

a vuciari nnamentri eu fuìa,

fuìa spirdutu a pperi

’n culu.       Continua a leggere…

La cagna ha cambiato canile…

La cagna ha cambiato canile, mia moglie ha cambiato marito.
Così una sera di novembre, il mio amico Pino mi ha descritto
la sua vita sentimentale sdraiato sulla poltrona di plastica verde
della mia cucina. Poi ha spento la lampada al magnesio
macchiata dalle mosche, mi ha chiesto come stavo e
senza aggiungere altro se ne è andato.
E’ rincasato camminando sulla striscia a linea continua
della provinciale sperando che la notte si potesse tagliare.

 

(Simone Cattaneo)