da “Ieri” di Ágota Kristóf

«Vorrei dirle che sono lì, che la sorveglio, che mi prendo cura di lei in questo mondo straniero. Vorrei dirle che non deve aver paura, perché io sono lì, io, suo fratello, e che la proteggerò contro tutti i pericoli.»

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Canto d’amore della macchina per scrivere

La tastiera vibra come l’avesse sfiorata

la mano dinoccolata di un pianista. Chi si crede

di essere? In amore si smarriscono le misure,

si toccano i tasti sbagliati. È la nostalgia

del gatto grigio, della sua coda gonfia,

del ronzio delle fusa, che ha fatto perdere

la testa alla vecchia macchina per scrivere.

Lei aspetta sempre: che il mio gomito pensieroso

si appoggi sul nero scafandro, che il gatto

si appallottoli vicino a lei. E ora, chi glielo dice

che il gatto è morto e che io non scrivo più.

 

(Furio Lucente)

 

001LUCENTE

L’inganno e la certezza

mT2-8pu28vyoLNa1Ujn7RsQ[…] Fu dunque il regalo di Gesù Bambino, fino al momento in cui credetti in Gesù Bambino, il più bello di tutti i regali che io abbia mai ricevuto?

Li ripasso rapidamente nella memoria. Non li ricordo tutti. Come potrei? Ma ne trovo uno, uno solo, che ancora, quando ci ripenso, mi commuove. È un regalo che ha segnato la mia vita, e l’ha segnata forse perché, nella sorpresa di riceverlo, mi parve straordinario, quasi miracoloso.

Una ragazza, tanti anni fa, una ragazza di Fiume, giovanissima, bella, strana, fredda e incantevole, mi regalò per Natale un paio di bretelle. Non ricordo bene come erano queste bretelle. So che erano elegantissime, diverse da tutte le altre che avevo posseduto fino allora, e diverse anche da quelle che vedevo nelle botteghe più alla moda. Mi pare di ricordare che ci fosse dell’azzurro. O sono gli occhi azzurri di lei che adesso influenzano la mia memoria?

Per qualche motivo che allora mi sembrò misterioso, ma che adesso mi spiego con la semplice constatazione che ero innamorato di lei anche se credevo di non esserlo, ricordo perfettamente che il regalo delle bretelle fu, per me, una rivelazione. Conoscevo quella ragazza e la frequentavo da parecchi mesi, incontrandomi con lei tutti i giorni: ma fino al momento del regalo delle bretelle avevo sempre pensato che lei non mi volesse bene, non potesse volermi bene per sua natura, per la freddezza stessa del suo originale temperamento. Le bretelle bastarono, invece, a insospettirmi: ma allora, mi dissi, ma allora, forse, mi ama?

Quella ragazza di Fiume è poi diventata mia moglie, è la madre dei miei figli, è la compagna della mia vita. In quasi quarant’anni che siamo insieme, non mi ha mai detto una sola volta che mi ama. Quarant’anni di lavoro, di sacrifici, di devozione coniugale e materna dovrebbero persuadermi che si tratta di una reticenza formale, di una riserva mentale così consona al suo carattere libero che sdegna le parole e apprezza solo i fatti. Ma nessuna di tali ragionevolissime considerazioni pesa per me quanto il preistorico regalo delle bretelle. Forse perché sono un letterato e perché, al contrario di lei, valuto le parole molto più dei fatti, continuo a dubitare qualche volta del suo affetto. Se voglio la consolazione di una certezza assoluta, devo ancora pensare alle bretelle.

E allora? Mah. L’inganno di mia madre forse non era un inganno. Il dono dell’amore forse esiste.

 

(Mario Soldati)

Chissà dov’eri

Chissà dov’eri quando

vaga accezione di te

toglieva l’aria arroventando

in un cerchio il mio destino

sfuggente e sradicato

dalla tua terra

santuario di mille

devoti pensieri

e di quel sogno in cui

tornavo a essere

schiavo dei tuoi piccoli gesti.

 

(Marco Annicchiarico)

 

 

Tratta da:

ANNIC PER WAX