Misticismo per principianti

Il giorno era mite, la luce amichevole.
Il tedesco sulla terrazza del caffè
teneva un libricino sulle ginocchia.
Sono riuscito a vedere il titolo:
Misticismo per principianti.
Subito ho capito che le rondini
pattuglie sulle strade di Montepulciano
con i loro versi striduli
e le conversazioni pacate dei viaggiatori
timidi
dell’Est, la cosiddetta Europa centrale,
e gli aironi bianchi fermi – ieri? Il giorno
prima? –
come suore in campi di riso,
e il crepuscolo, lento e metodico,
che offusca i contorni delle case
medievali,
gli olivi sulle basse colline,
lasciate al vento e agli incendi,
e la testa della Principessa sconosciuta
che ho ammirato al Louvre
e le vetrate delle chiese come ali
di farfalla
spruzzate di polline,
e il piccolo usignolo che si esercita
nella sua recita vicino all’autostrada,
e ogni viaggio, ogni tipo di viaggio,
sono solo misticismo per principianti,
il corso introduttivo, propedeutico
per un esame che è stato
rinviato.

(Adam Zagajewski)

da: http://www.poesia.it/DailyPoetry/Archivio_PDG/Archivio_PDG_2016/14_12_16_Zagajewski.html

da “Lezioni di enigmistica” di Stefano Bartezzaghi

Un giorno ho trovato in un elenco di frasi palindromiche anonime questo esempio:

 

O mordo tua nuora o aro un autodromo

 

Che storia può starci dietro? Non riesco a immaginarmelo, ma certo che ci vuole un bello spirito di iniziativa per inventarsi una frase di questa portata. Uno rovescia l’autodromo e trova o mordo tua: chiunque, o quasi, lascerebbe perdere, ritenendo impossibile l’impresa di ricavare una frase da una partenza di questo genere. Ma un vero pioniere ci si mette, ed ecco che ne ricava una frase, bizzarra quanto si vuole, però sensata.

La costruzione di frasi palindromiche, più o meno sensate, più o meno assurde è il modo in cui è stata praticata l’arte palindromica nel passato, fin dal Medioevo e forse anche prima. Anche oggi fare palindromi vuol dire fare questi palindromi. Magari non servono all’enigmistica, ma sono palindromi. Io posso fare a meno dell’enigmistica che fa a meno di questi palindromi.

lezioni-di-enigmistica

Sentimmo bussare alla porta…

Sentimmo bussare alla porta. Non aspettavamo più nessuno,

nessuno ci aspettava più, da anni. Ci guardammo in faccia, chiedendoci

chi avrebbe dovuto rischiare la vita e aprire la porta.

Toccò all’ospite il compito ingrato.

Il vento sembrava cieco, disorientato, infreddolito.

Nonostante l’arcana paura, nonostante il nostro terrore umano,

il vento ci chiedeva riposo, si mostrava nudo, ci implorava il perdono.

L’ospite, lo straniero, gli aveva offerto una vela da gonfiare.

L’aveva invitato e accolto.

 

(Enzo Lamartora)

 

da “Poesia”, n. 319, ottobre 2016.