da “La vita istruzioni per l’uso” di Georges Perec

perecImmaginiamo un uomo la cui fortuna fosse pari solo all’indifferenza verso quello che generalmente la fortuna permette, e il cui desiderio fosse, con molto più orgoglio, cogliere, descrivere, esaurire, non la totalità del mondo – progetto che il suo stesso enunciato è sufficiente a mandare in rovina – ma un frammento costituito di quest’ultimo: di fronte all’inestricabile incoerenza del mondo, si tratterà allora di portare fino in fondo un programma, ristretto, sì, ma intero, intatto, irriducibile.

Bartlebooth, in altre parole, decise un giorno di organizzare tutta la sua vita intorno a un progetto unico la cui necessità arbitraria non avrebbe avuto uno scopo diverso da sé.

L’idea gli venne quando aveva vent’anni. Fu sulle prime un’idea vaga, una domanda che si poneva: cosa fare?, una risposta che si abbozzava: niente. Il denaro, il potere, l’arte, le donne, non interessavano Bartlebooth. Come neanche la scienza, né il gioco. Tutt’al più le cravatte o i cavalli o, se preferite, imprecisa ma palpitante sotto queste futili apparenze (anche se migliaia di persone ordinano efficacemente la loro vita intorno alle cravatte e in numero ancora superiore intorno ai cavalli della domenica), una certa idea di perfezione.

Che si sviluppò nei mesi, negli anni a seguire, articolandosi intorno a tre principi direttivi:Continua a leggere…

Ogni notte

Ogni notte mi risveglio

per chiudere le perdite

del niente

mi desto per l’eco

delle sue gocce

tra le mura.

Quante volte

ho chiamato qualcuno

per riparare

le perdite dei miei niente.

Ma saranno

canali troppo fragili

e questo niente

troppo distratto

da lasciarsi

consumare.

 

(Laura Accerboni)

da “L’isola di Arturo” di Elsa Morante

A udire il suo accento, pareva che i viaggi non fossero, come sono, una festa, un piacere meraviglioso; ma una cosa amara, innaturale. Così (per fare degli esempi), un cigno intristisce lontano dai suoi laghi; e una tigre asiatica non sente nessuna ambizione di visitare l’Europa; e una gatta piangerebbe all’idea di lasciare la sua loggia per recarsi in crociera.