Visions and Ideals

The dreamers are the saviours of the world. As the visible world is sustained by the invisible, so men, through all their trials and sins and sordid vocations, are nourished by the beautiful visions of their solitary dreamers. Humanity cannot forget its dreamers; it cannot let their ideals fade and die; it lives in them; it knows them as the realities which it shall one day see and know.

Composer, sculptor, painter, poet, prophet, sage, these are the makers of the after-world, the architects of heaven. The world is beautiful because they have lived; without them, laboring humanity would perish.

 

(James Allen)

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Solstizio d’estate – VII

Il pioppo nel piccolo giardino

il suo respiro conta le tue ore

giorno e notte;

clessidra riempita dal cielo.

Alla forza della luna le sue foglie

trascinano passi neri sul muro bianco.

Sul confine sono scarsi i pini

poi marmi e luminarie

e uomini come sono fatti gli uomini.

Eppure il merlo chioccola

quando viene a bere

e a volte senti il verso della tortora.

 

Nel piccolo giardino, dieci passi,

puoi vedere la luce del sole

cadere su due garofani rossi

su un ulivo e un po’ di caprifoglio.

Accetta quello che sei.

La poesia

non affossarla nei platani profondi

nutrila con la terra e la roccia che hai.

Le cose in maggior parte –

le troverai scavando nello stesso luogo.

 

(Ghiorgos Seferis)

Seferis Image

L’infanzia è il regno in cui nessuno muore

L’infanzia non è un tempo della vita
che ha principio coi giochi e si conclude
quando, adulti oramai, ce ne disfiamo.
L’infanzia è il regno in cui nessuno muore.
.
Nessuno d’importante, si capisce.
Ci sono lontani parenti che muoiono,
che abbiamo visto solo per un’ora
e che ci regalarono dei dolci
in uno scrigno a strisce verdi e rosa,
o un coltellino, ma presto sparirono,
non puoi dire che siano stati “vivi”.
.
E muoiono anche i gatti, che agitavano
la coda sul tappeto, il pelo reticente
all’improvviso scosso, percorso da pulci
che nessuno vi avrebbe immaginato,
lucente e bruno, i gatti che sapevano
tutto quello che c’era da sapere,
emigranti nel mondo dei vivi.
Tu prendi una scatola da scarpe,
che ora è troppo piccola per lui,
né può lì dentro raggomitolarsi:
ne prendi una più grande, lo seppellisci nel cortile, e piangi. 
.
Ma non ti svegli dopo un mese o due, nel mezzo della notte,
né dopo un anno, né dopo due anni,
a piangere, mordendoti le dita, a gridare: “Mio Dio, mio Dio, mio Dio!”.
L’infanzia è il regno dove nessuno d’importante muore – madri e padri non muoiono.
.
E se tu hai detto: “Per l’amor del cielo, devi proprio baciarmi di continuo?”
o “Vorrei tanto che adesso la smettessi di battere con il ditale contro la finestra”
domani o il giorno dopo, in pieno gioco,
avrai il tempo per dire “Scusa, mamma”. 
.
Diventi adulta quando siedi a tavola in compagnia di morti,
persone che non parlano e non sentono;
che non bevono il the, che pur dicevano
essere il primo dei piaceri umani. 
.
Corri in cantina a prendere per loro
il vasetto più fresco di lamponi:
non li tenti.
Lusingali, allora: domanda cosa dissero al vescovo
quel giorno, cosa di preciso all’ispettore
o alla signora Mason, non abboccano.
Gridagli in faccia, alzati, arrossisci,
strappa alle sedie quelle spalle rigide,
scuotile, strilla pure;
rimangono impassibili, nemmeno imbarazzati; scivolano solo
indietro sulla sedia. 
.
Ora è freddo il tuo the.
Lo bevi in piedi
e poi lasci la casa.

 

(Edna St. Vincent Millay)

 

http://letture-e-riletture.blogspot.it/2012/09/il-regno-in-cui-nessuno-muore.html

La neve dell’anno passato

Procùrati carta da macchina

prendi un foglio dopo l’altro

e copri il tavolo

la sedia

il termosifone

il pavimento

tutto ciò su cui

può stendersi un pezzo di carta

sino a rendere bianca l’intera stanza

Poi adàgiati sul posto residuo

copri te stesso

chiudi gli occhi

e col pensiero alla neve dell’anno passato

riposa un istante.

 

(Jiři Kolař, tradotto da Angelo Maria Ripellino in Saggi in forma di ballate, Einaudi, 1978)

 

Da: https://paginecheamo.wordpress.com/