L’infanzia è il regno in cui nessuno muore

L’infanzia non è un tempo della vita
che ha principio coi giochi e si conclude
quando, adulti oramai, ce ne disfiamo.
L’infanzia è il regno in cui nessuno muore.
.
Nessuno d’importante, si capisce.
Ci sono lontani parenti che muoiono,
che abbiamo visto solo per un’ora
e che ci regalarono dei dolci
in uno scrigno a strisce verdi e rosa,
o un coltellino, ma presto sparirono,
non puoi dire che siano stati “vivi”.
.
E muoiono anche i gatti, che agitavano
la coda sul tappeto, il pelo reticente
all’improvviso scosso, percorso da pulci
che nessuno vi avrebbe immaginato,
lucente e bruno, i gatti che sapevano
tutto quello che c’era da sapere,
emigranti nel mondo dei vivi.
Tu prendi una scatola da scarpe,
che ora è troppo piccola per lui,
né può lì dentro raggomitolarsi:
ne prendi una più grande, lo seppellisci nel cortile, e piangi. 
.
Ma non ti svegli dopo un mese o due, nel mezzo della notte,
né dopo un anno, né dopo due anni,
a piangere, mordendoti le dita, a gridare: “Mio Dio, mio Dio, mio Dio!”.
L’infanzia è il regno dove nessuno d’importante muore – madri e padri non muoiono.
.
E se tu hai detto: “Per l’amor del cielo, devi proprio baciarmi di continuo?”
o “Vorrei tanto che adesso la smettessi di battere con il ditale contro la finestra”
domani o il giorno dopo, in pieno gioco,
avrai il tempo per dire “Scusa, mamma”. 
.
Diventi adulta quando siedi a tavola in compagnia di morti,
persone che non parlano e non sentono;
che non bevono il the, che pur dicevano
essere il primo dei piaceri umani. 
.
Corri in cantina a prendere per loro
il vasetto più fresco di lamponi:
non li tenti.
Lusingali, allora: domanda cosa dissero al vescovo
quel giorno, cosa di preciso all’ispettore
o alla signora Mason, non abboccano.
Gridagli in faccia, alzati, arrossisci,
strappa alle sedie quelle spalle rigide,
scuotile, strilla pure;
rimangono impassibili, nemmeno imbarazzati; scivolano solo
indietro sulla sedia. 
.
Ora è freddo il tuo the.
Lo bevi in piedi
e poi lasci la casa.

 

(Edna St. Vincent Millay)

 

http://letture-e-riletture.blogspot.it/2012/09/il-regno-in-cui-nessuno-muore.html

La neve dell’anno passato

Procùrati carta da macchina

prendi un foglio dopo l’altro

e copri il tavolo

la sedia

il termosifone

il pavimento

tutto ciò su cui

può stendersi un pezzo di carta

sino a rendere bianca l’intera stanza

Poi adàgiati sul posto residuo

copri te stesso

chiudi gli occhi

e col pensiero alla neve dell’anno passato

riposa un istante.

 

(Jiři Kolař, tradotto da Angelo Maria Ripellino in Saggi in forma di ballate, Einaudi, 1978)

 

Da: https://paginecheamo.wordpress.com/