Siedono pazienti, sembrano nuvole…

Siedono pazienti, sembrano nuvole
se non c’è vento. Hanno l’aria di tanta
vita alle spalle: lei ride un po’ stanca,
lo sguardo ancora biondo, le parole
belle sulla fatica che fa il mondo.
Lui borbotta e legge in fretta il giornale
quasi venisse meno il tempo intorno.
Ma stanno tutti in un cenno d’intesa,
e si raccontano i figli, la resa
alle rughe. Rimangono in attesa
di una chiamata buona e di un dio che apra
il cielo al sole più in là, dove passano
i giorni. Chissà domani sospirano
in una carezza, come le mani
dessero confine stabile ai luoghi
e ci fosse una certezza dovunque.
Poi s’abbracciano, nemmeno i vent’anni
tornassero mentre l’estate va
immutabile, ben oltre le case
o il pensiero per le piante in balcone,
che prendano acqua ogni tanto. Si sta bene
comunque giurano con l’intenzione
di non lasciarsi mai e dentro quel mai
affondasse un senso di appartenenza,
l’idea di continuazione indomita,
il rifiuto del limite di specie.

(Ivan Fedeli)

Da: https://www.facebook.com/lapoesiasalvalanima/?hc_ref=ART3EHlIUC4_IKwJysKbv3qIs5YwlYVPuD0ccpktYmhrxqpLJmgLfMhs_tiDt1S_sik&fref=nf

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