Se adesso fossi Enea che fugge
per la statale 46 del Pasubio
da Vicenza in fiamme, con le cataste
di piante che ardono nei quartieri,
i tavoli e i letti, i comò e le credenze,
da un angolo di storia che puzza
come una friggitorìa e i camioncini
di morti che vanno e vengono,
e i bambini che guaiscono come cani
afferrati alla gola, e vecchi malfermi
sulle gambe con le nuore stremate
sotto lerci mantelli, se fossi Enea, ripeto,
costretto a cercare mio padre
come se fosse l’ultima azione sensata
della mia vita, non penserei di fondare
un domani un’altra città, ma cercherei
soltanto di salvare la pelle mia e degli altri,
e mai mi verrebbe in mente di essere
in un poema, ma in un disastro causato
da idioti, tutti appartenenti, senza
distinzioni al genere umano.
(Paolo Lanaro)
