Aforismi di Fabrizio Caramagna

Ci sono giorni in cui, spuntata dal nulla, la mia infanzia mi sale veloce sulle spalle, mi stringe i capelli brizzolati fra le manine e sorridendo mi dice: “Non è cambiato nulla. Io e te non ci lasceremo mai”

 

La timidezza è come un colibrì che ha paura del fiore, vibra e sta sempre indietro anziché baciarlo

 

Nell’abbraccio – ciò che è stato spigolo, linea interrotta, groviglio – diventa di nuovo, come per miracolo, cerchio perfetto

 

Appena nati, i bambini tengono l’aldilà ancora stretto nelle loro manine rinchiuse

 

Leggere un libro non è uscire dal mondo, ma entrare nel mondo attraverso un altro ingresso

 

Se anche la gioia lasciasse cicatrici. Ognuna il ricordo di un momento bello. “Questa cicatrice, me la sono fatta a 20 anni, davanti a un tramonto”

 

Per strada occhi che si incontrano, si fanno cenni, mentre le parole e le voci e le vite si devono ancora presentare le une alle altreContinua a leggere…

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Per distrarmi ho inventato un nuovo gioco

Per distrarmi ho inventato
un nuovo gioco.
Insulto i cani di nascosto.
Certo si può fare con tutti gli animali
ma i cani mi fanno più ridere.
Quando il cane guarda dritto negli occhi
io lo mando a fare in culo.
Oppure dico: cazzo ti guardi cane?
O ancora: la tua razza mi fa schifo.

 

Il cane a questo punto
che sia piccolo o grande
continua a guardarmi
con aria innocente.
Mi fa sentire pessimo.
Mi fa sentire uomo.

 

( da: https://paoloagrati.wordpress.com/ )

La maestra

                       A Mariella

 

Un po’ timida, impacciata,
ecco la maestra.
Osserva teste e teste, occhi, mani.
Dice: “Eccoci qui, cari bambini,
a dire, ad ascoltare, a profferire quanto
ognuno di noi sa, mescola, porge,
perché innocenza da voi imparo,
tengo tesa nel cuore parità,
e insieme insieme rinsaldiamo vincoli
di scambio e meraviglia,
fedeltà nel mantenere conoscenza e stupore,
similitudine in questo andare lungo
sapienze ideali”.

 

“Eccoci qua!”, dice la limpida maestra,
un po’ goffa,
ma poco teme, incanta quei visi ruscelli,
quei ritornelli attorno,
e libera dice: “Intanto i nomi,
intanto le voci, intanto voi!”
È la prima elementare che si
squaglia in risa, motteggia e
guarda la maestra.Continua a leggere…

Una poesia di Franca Mancinelli

giro sempre tra le stanze mie,

ogni tanto apro il frigo

e riscaldo le uova con le mani

o vado al davanzale e porto

paglie e fili per un nido.

Tutto ti aspetta, non ti ha mai mentito

come quando in un gioco

lontano ripetevo

al pavimento scusa

perché ti ho calpestato

e al divano chiedevo

il permesso per sedermi.

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