da “La Città incantata” di Hayao Miyazaki

«Ogni volta che ci accade qualcosa, quel ricordo ci apparterrà per sempre, anche se non lo ricordiamo più.»

(Zeniba)

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Polina

Polina, tre anni, vive in un orfanotrofio.

Con gli occhi azzurri guarda il mondo in bianco e nero.

Potrebbe colorarlo,

ma nell’orfanotrofio non ci sono matite colorate.

Polina non sa che il mondo è ingiusto.

Ma questo non la inquieta.

A tutti i visitatori chiede

matite colorate e un album da disegno.

Le madri potenziali promettono,

ma non le mandano mai nulla.

Il direttore dell’orfanotrofio

rivela loro una cosa importante:

la mamma di Polina è schizofrenica.

Non importa che sia vero.

Polina continua tenacemente a chiedere.

L’insistenza di Polina è più importante della schizofrenia della mamma.

L’insistenza di Polina è più forte.

L’insistenza di Polina è il destino di Polina.

Chiedi, Polina, chiedi le matite!

(Nené Giorgadze, da “Poesia” n. 335, marzo 2018)

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Non guardo di fino

Sono uno che non guarda di fino, non un pignolo; non uno spaccapelo,

a me basta camminare accanto al carro, sentire lo zoccolo quieto,

un toc dopo l’altro; e andare: a briglia sciolta

mi scelgono le strade, come per la necessità del caso

e se sono tanti gli imbocchi uno solo è lo sbocco: un prato

dove ti troverò distesa e candida. Hai un vestito tutto ricamato a fiori

e sei giovanissima, come me del resto che mi stendo accanto

tra le labbra uno stelo e la camicia bianca e pulita

e guardiamo tutti e due il cielo che non ha nuvole

e posso toccarti come fossimo in vita; invece siamo eterni

e vediamo ogni specie di fiore e di pianta e di animale

e il cavallo che tanto ha faticato è lì anche lui e quieto.

(Agostino Colombo)

Da: http://www.poesia.it/DailyPoetry/Archivio_PDG/Archivio_PDG_2018/12_04_18_Colombo.html

Disperazione

Non so se l’ape che ronza e punge, se l’aquila che strombetta e dilania, se il grosso cane che urla e morde, se il corvo che gracchia e fruga, se il coccodrillo che si lamenta e ingoia, se l’elefante che barrisce e rovescia, se lo sparviero che strilla e strattona, se il gufo che fischia e cava gli occhi, se il leone che ruggisce e abbatte, se il pappagallo che parla e può causare la morte, se il cinghiale che brontola e sradica, se il serpente che soffia e stringe, se infine la tigre che urla e divora, – non so se questi quadrupedi, rettili e volatili, producano ferite in ciò che toccano, come ciò che è atteso e non viene, ci getta in mezzo al cuore l’amarezza a gocce, la ferita sul vivo.

Non lo so: – ma un giovane che rientrava a casa, volete che vi dica quale prova di disperazione dette, per il fatto che l’ora di un appuntamento gli aveva portato solo il suono di una campana al posto della sua innamorata? – Ebbene! Era così felice di sfiorare ogni notte quest’innamorata, che, tornando in camera sua, passava sempre vicino a sua madre e la baciava, a rischio di svegliarla per dirle una bugia.

– Quella notte, non la baciò.

(Xavier Forneret)Continua a leggere…

da “Sulla felicità” di Alain

Spinoza dice che non è possibile che l’uomo non abbia delle passioni; ma che il saggio coltiva nella sua anima una tale vastità di buoni pensieri che, al confronto, le passioni sono minuscole. Senza volerlo seguire nei suoi difficili percorsi, possiamo tuttavia imitarlo scegliendo deliberatamente una quantità di piaceri, musica, pittura, conversazione che faranno sembrare insignificanti le nostre malinconie. L’uomo di mondo si perde in piccoli doveri; dovremmo vergognarci di non saper apprezzare abbastanza il nostro lavoro utile e importante, i nostri libri, i nostri amici. […]

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