Alla tenera ignota

Conoscerò qualcosa 

della tua infanzia. Ti porterò ai giardini, 

ti guarderò giocare, in quel breve tratto 

confuso ed amorevole, dove i vecchi e bambini 

possono stare accanto. 

                                       Non saprò, invece,

della tua adolescenza: avrò varcato l’ultima 

soglia e così mi sarà risparmiato 

scoprire in quale modo mi diverresti straniera.

Mentre vivrai la tua vita, ti accorgerai

un giorno (con sorpresa) che anch’io vissi la mia? 

Non farà differenza: sarò lontana 

allora ed irrecuperabile. 

E tuttavia, se avverrà che in futuro 

un pensiero fugace ti traversi, 

abbi di me pietà, ti prego –

anche senza comprendermi.

(Margherita Guidacci)

Una poesia di Giuseppe Rosato

E mò stèm’accuscì, come na vôte

dentr’a la scole quande la matine

avé fenite e nu stavàme pronte,

quaderne e libbre già dentr’a la borse,

palettò messe, sciarp’abberrutàte

fin’a ssopr’a la vocche, mezze dentre

e mezze fôre da lu bbanche, ritte

a ’spettà’ ca suné la campanelle.

[E adesso stiamo così, come un tempo / dentro la scuola quando la mattinata / era finita e noi ci tenevamo pronti, / quaderno e libro già nella borsa, / paltò indossato, sciarpa avvoltolata / fin sopra la bocca, mezzo dentro / e mezzo fuori dal banco, in piedi / ad aspettare che suonasse la campanella.]

Un due tre… Stella!

E parevano scese dal cielo

le stelle a muoverci

e c’era tanta luce negli occhi

e grazia nei gesti.

Penalizzata in prima fila

per la gonna ancora svolazzante

feci reclamo per la vittoria giusta.

Volevo che si desse colpa al vento.

Era statico il mio corpo

come fosse una stella fissa

ferma nel firmamento.

(Tonia Giansante)