Fuga di Enea

Se adesso fossi Enea che fugge 

per la statale 46 del Pasubio 

da Vicenza in fiamme, con le cataste 

di piante che ardono nei quartieri, 

i tavoli e i letti, i comò e le credenze, 

da un angolo di storia che puzza 

come una friggitorìa e i camioncini 

di morti che vanno e vengono, 

e i bambini che guaiscono come cani 

afferrati alla gola, e vecchi malfermi 

sulle gambe con le nuore stremate 

sotto lerci mantelli, se fossi Enea, ripeto, 

costretto a cercare mio padre 

come se fosse l’ultima azione sensata 

della mia vita, non penserei di fondare 

un domani un’altra città, ma cercherei 

soltanto di salvare la pelle mia e degli altri, 

e mai mi verrebbe in mente di essere 

in un poema, ma in un disastro causato 

da idioti, tutti appartenenti, senza 

distinzioni al genere umano.

(Paolo Lanaro)

Ma che ne sanno loro

Tutti dicono che la seconda media è 

senza dubbio una classe importante 

uno snodo un bivio un crocevia 

e tanti altri mille “così sia”, ma io 

c’ho il dubbio (la certezza veramente) 

che nessuno in realtà ne sappia niente. 

Il buco per spiare le ragazze (manca 

ancora un po’ a finirlo, ma per la terza

ce la potremmo fare), la segatura in terra 

quando piove, il secchione che lo facciamo 

cambiare sul termosifone e poi ci pentiamo 

e il pentimento ci va su per la schiena 

come un ragno, una vergogna con la voglia 

piena di chiedere scusa. E quegli spiantati 

dei professori, la Guenzi zitella matematica, 

la Banfi che sotto sotto ama la poesia 

e la Carolini di francese, elegante come fosse 

sola a Parigi, ai giardini, tutti quanti in attesa 

che un qualcuno li prenda su e li porti 

al liceo, magari un santo, un prelato o 

almeno una corriera. E ancora le mani alla gola 

e l’alba dai vetri, e certi giorni fuor di dubbio 

un po’ tetri, lo stomaco chiuso talvolta 

per la colazione, i fischi in cortile, la neve, 

la febbre, l’interrogazione. Parlano tutti 

ma nessuno sa niente – è così che mi pare 

                                 usa fare la gente. 

(Valentino Ronchi, da “Un quaderno nuovo”, illustrazioni di Alessandra Lazzarin, Topipittori 2025)