Enunciati, 33

nella fossa comune riposa la mia classe 

siamo senza identità massa collettiva sparire senza lasciare traccia 

ritornare nel ventre della natura fertilissima come è 

ed ecco le tombe belle gli stupidissimi angeli 

le cosiddette arti ricche dei ricchi 

un bello molto cerimonioso fiammeggiante come è 

il gioco delle belle statuine con le smorfie più cerimoniose 

i vescovi con le bianche mitre sacrati e lucidati dall’olio santo 

bene nutriti e tranquilli per grazia efficace e divina provvidenza 

fare di tutta questa disperazione la nostra gioia 

con molta dolcezza tutto questo sparisce 

per scrivere senza cerimonie occorre intelligenza fuori del comune 

la fine del modello può essere simboleggiato 

con il capovolgimento di tutti i valori 

per tessere con questo linguaggio i nuovi inizi 

è necessario che la tenerezza delle pulsioni svolazzi sulle carte 

solo per allucinazione potrai scorgere in quello che scrivo 

la palpitazione dei nuovi eventi 

(Luigi Di Ruscio)

Eccomi, papà, sono nell’inverno…

Eccomi, papà, sono nell’inverno 

roba di neve e di ghiaccioli,

il cielo buio e il poco: era

la tua stagione preferita, ma perché?

La gentilezza conoscevi della lana

e forse non amavi

il disperdersi, il fuggire.

Nella tua chiesa personale genuflesso,

anima ignota, ascoltavi

soltanto il bisbiglio che più conta.

Certo, imperfetti sono i ricordi 

e tu, magari, non proprio così

ma rimane il tuo calore che non scotta

e io – finalmente – in un singhiozzo.

(Tiziano Rossi)